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Epistolæ – 2012

I

Epistula ad omnes Monachos et Moniales nostræ Congregationis,

occasione Paschæ Domini, italice et aliis linguis versa
 

PAX

Pasqua 2012

 

Carissimi Confratelli e Consorelle,

La pietra è stata rimossa e il sepolcro è vuoto. Tutto ormai è vita! La Pasqua è una finestra dalla quale guardare l’eternità ma da essa parte anche una luce che si proietta sul nunc et hodie delle nostre famiglie monastiche … «in tutte le sue case canteranno: alleluia!» (Tb 13,18). Per ripetere una incisiva espressione di S. Agostino, il Cristo Risorto è lui-e-noi: “Ipse et nos !”. In quel “nos” non ci sono soltanto le nostre vite personali ma anche quelle delle comunità olivetane alle quali apparteniamo.

 

«Videro un giovane …» (Mc 16,5).

Sappiamo tutti che gli esegeti ravvisano un angelo nel giovane visto dalle donne seduto presso il sepolcro vuoto. “Un giovane…”: mi sembra un’immagine pasquale che può coagulare splendidamente quella  galassia di attese, speranze, fermenti, progettualità, di “già e non ancora” che punteggiano il tessuto esistenziale di diversi nostri monasteri, dando spazio al dinamismo creatore dello Spirito. Spianare le rughe che ne segnano, forse da troppo tempo, il volto. Se questo non accade, le nostre comunità rischiano di essere quelle “cisterne screpolate” di cui parla Geremia, segnate dalla mediocrità. Inoltre, dato che apparteniamo al coenobitarum fortissimum genus (RB 13)impegnarsi per fare di esse delle scuole di comunione e perciò piccoli miracoli di Pentecoste. Un aiuto, in tale direzione potrà venire anche dalla prevista Visita Canonica ad ogni monastero. Essa, pur avendo delle connotazioni giuridiche particolari, dovrà essere soprattutto un momento di grazia per la conversione personale e comunitaria, un’occasione costruttiva di verifica e di rinnovamento come anche un servizio di animazione e di incoraggiamento per quanto di positivo è certamente già presente. Forse, in certi casi, ai Visitatori saranno richiesti chiarezza e coraggio nelle eventuali decisioni e proposte da inserire nella relazione conclusiva affinché il dopo-visita non sia in realtà un sicut erat! Se i Visitatori incrociassero le braccia di fronte a gravi situazioni o rimanessero in silenzio di fronte a certi atteggiamenti, il senso della Visita Canonica sarebbe in parte vanificato.

 

«Non è qui!» (Mc 16,6).

«Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso, non è qui!» (Mc 16,5). A Pasqua noi celebriamo il più straordinario mancato appuntamento della storia. “Non è qui!”. Su quella tomba vuota si fonda l’immensa speranza dei cristiani. La tomba vuota è un segno che ci spiazza tutti, monaci compresi! La Pasqua del Signore può e deve ribaltare anche tante nostre situazioni comunitarie problematiche dandoci l’accredito di un “e poi” in positivo. Rigenerarsi in modo realistico ma con occhio profetico. Forse anche imboccando strade inedite. «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi»(1Cor 5,7). Gli azzimi, nel richiamo di S. Paolo, vogliono indicarci due cose: la novità di vita e la rapidità con cui vanno prese certe decisioni. Alcune nostre comunità sono ormai davanti a scelte indilazionabili per non mettere a rischio il futuro. Ad esse mi permetto di indirizzare la stessa consegna dell’angelo alle donne andate alla tomba, ormai vuota, di Gesù: «Non abbiate paura !»(Mt 28,5).

Non posso fare a meno di chiedervi di guardare realisticamente e spassionatamente la verità situazionale delle vostre rispettive comunità ed affrontare gli inevitabili interrogativi, scomodi e critici, che ne possono nascere. Per dire “sì” al futuro e forzare l’aurora a nascere. In un’ottica di speranza e di vita che continua “di generazione in generazione”!

La vita nuova che il Risorto porta ha fretta di far rotolare tutti quei macigni che sbarrano l’ingresso ai pollini di una primavera che in alcuni nostri monasteri sembra essere piuttosto in ritardo. «Cum adhuc tenebrae essent” – “mentre era ancora buio» (Gv 20,1). Sì, il buio di un presente sempre più precario sfida diverse nostre comunità. Occorre allora lasciarsi investire e respirare a pieni polmoni l’energia pasquale che abilita a leggere con occhi nuovi e con speranza inossidabile la situazione dei propri monasteri, decifrando comunitariamente le direzioni operative da seguire per un rilancio qualitativo e così non cedere ad una routine che spesso si sfilaccia in una stanca sopravvivenza. La Pasqua non ci permette di essere pessimisti! “Non è qui!”, lo può dire in verità solo la comunità monastica che è testimone felice della presenza del Risorto nel suo vissuto quotidiano.

Il prossimo 8 Aprile, Pasqua 2012, sia l’open day di un ciclo nuovo di vitalità monastica e vocazionale!

Vostro,

+ Diego M. Rosa osb oliv.

Abate Generale

 

Comunicazioni

1. Dopo le Feste Pasquali avranno inizio le Visite Canoniche incominciando dai nostri monasteri europei. Secondo un uso collaudato forse sarebbe meglio fissarne un preciso calendario ma l’esperienza ricorda che gli imprevisti non mancano e quindi sembra più opportuno contattare preventivamente ogni comunità onde concordare insieme il periodo migliore per effettuare tale Visita che si svolgerà secondo quanto indicato dai nn. 181-184 delle Costituzioni e i nn. 267-271 del Direttorio.

2. Il 29 dicembre 2011, la comunità dell’Abbazia S. Benedetto di Seregno ha eletto come Priore Conventuale D. Leo M. Kiskinis.

 

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II

Epistula ad omnes Monachos et Moniales nostræ Congregationis,

occasione Nativitatis Domini, italice et aliis linguis versa

 

PAX

Natale 2012

 

«Quando venne la pienezza del tempo …» (Gal 4,4).

 

Carissimi confratelli e consorelle,

ecco che cosa è accaduto a Natale: Dio è finalmente venuto in mezzo a noi. L’atteso non ha ritardato, il promesso è arrivato puntualissimo. Se questo è vero, allora è altrettanto vero che ormai tutto cambia.

A Natale, cambia l’indirizzo di Dio che è dovunque c’è un uomo.

A Natale, cambia il senso della storia che riparte dagli ultimi.

A Natale, cambia il canale di comunicazione tra Dio e l’uomo: non più «per mezzo dei Profeti ma per mezzo del Figlio»(Eb 1,1).

A Natale, coniugando il verbo “nascere”, possiamo declinare l’alfabeto della speranza per le nostre comunità monastiche. Una speranza “invincibile e impossibile da spegnere” (Ch. Peguy), che attinga a piene sorsate dalla Regola di S. Benedetto. Sperare l’alba anche dentro (l’apparente?) tramonto … Il futuro desiderato deve muovere il presente. E il futuro germoglia sempre nel presente che comunitariamente progettiamo. Il futuro è … adesso!

Dio ricomincia da Betlemme. In quel Bambino c’è il cuore di Dio che batte per noi.

«In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1,4). Ne I fratelli Karamazof di Dostoevskij c’è un breve dialogo tra due fratelli: «“Ami la vita?”. “Sì, amo la vita”. “Allora sei a metà del cammino, sei già a metà della luce”». E di vita ‑ a diversi livelli ‑ hanno bisogno quasi tutte le nostre comunità!

Nel 2012 ho potuto effettuare visite canoniche ad alcuni monasteri e visite fraterne ad altri. Mi sono trovato di fronte ad una grande varietà di osservanze e di modi di concepire la vita monastica, senza comunque sconfinare dalle nostre Costituzioni e Direttorio. Anche all’interno di una medesima cultura, ci sono talvolta notevoli differenze. Ne ho ringraziato il Signore perché invece di una uniformità livellante ho incontrato quel sano pluralismo recepito dalle nostre Costituzioni (n. 5) e che va considerato una ricchezza  per la nostra Congregazione. Naturalmente entro certi limiti e nei binari di alcune coordinate che ci caratterizzano.

I nostri monasteri sfidati dal presente della post-modernità (siamo nell’epoca dei post …) devono essere a loro volta presenze sfidanti: una chiara identità monastica accende la credibilità, offre umile ma seria visibilità e attira probabilmente vocazioni. “Videtur quod non”, direbbe S. Tommaso d’Aquino. C’è ancora qualche comunità che, sfilacciandosi in una stanca sopravvivenza, stenta a compiere un percorso che restituisca il giusto spazio ad irrinunciabili valori monastici. Un percorso certo difficile per un insieme di motivi, ma necessario e provvidenziale se esse vogliono collocarsi come realtà non irrilevanti ma profetiche nel cuore delle loro Chiese locali. Altre comunità, invece, stanno elaborando ed acquisendo nuovi equilibri di vita monastica, con quel realismo che è onesto alleato della speranza. “Sed contra”,direbbe ancora il Doctor Angelicus, certe comunità sembrano aver collaudato uno stile di vita monastico autentico nel solco di un recupero intelligente e appassionato di alcune forme del passato ma non sorpassate.

Il Definitorio, con lungimiranza (e coraggio! …) sta portando avanti un progetto per la vita e la vitalità della nostra Congregazione e questo, come è facilmente comprensibile, sta comportando e comporterà inevitabilmente la chiusura di alcuni monasteri, anche alla luce delle parole di Gv 15,2sulla potatura dei tralci in vista di un frutto più abbondante: «Ut fructum plus afferat» – «perché porti più frutto». Non si tratta di una scelta strategica di carattere aziendale o di tecnica di marketing ma una scelta che punta anzitutto ad avere comunità significativamente monastiche cioè robuste, vitali e formative. Si rivela perciò necessario che siano anche numericamente più solide. In questa direzione si stanno muovendo anche altre Congregazioni Benedettine. Inoltre, non è da sottovalutare la richiesta di chiudere alcuni monasteri che mi è stata più volte espressa dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica. Mi sembra importante che sappiamo intercettare questo kairòs con le sue opportunità per non rimanere impigliati in un confortante ma alla fine sterile esercizio di pie illusioni fatto di: “vedremo …”Questo rientra nell’agenda di speranza per la Congregazione che l’Abate Generale con il Definitorio, guardando obiettivamente in faccia la realtà e in piena convergenza, stanno scrivendo con la penna intinta nel nunc et hodie …

Siamo nell’Anno della fede … Accogliendo l’invito di Benedetto XVI, tutta la Chiesa è impegnata nella nuova evangelizzazione. E noi monaci, come ci poniamo? Possiamo lasciarci illuminare da quanto si legge al n. 114 dell’Instrumentum Laboris della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi che ha avuto luogo in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012: «Il rapporto tra monachesimo ed evangelizzazione, come dimostra la storia, è solido e portatore di frutti … nel monachesimo si mantiene viva l’essenza del Vangelo, il primato della fede, la celebrazione della liturgia, dando un senso ad ogni altra attività per la gloria di Dio». Le nostre comunità monastiche, con la variegata tipologia dei loro modi di presenza al mondo, hanno già in se stesse l’esplicazione sufficiente del proprio servizio nella Chiesa. La loro invisibile fecondità apostolica è limpida e fruttuosa se e quando nasce dalla fedeltà al carisma benedettino. Il solo e semplice fatto di “esserci” ‑ ma con autenticità ‑ è “evangelizzante”!

Nel 2013, con la Solennità del N.S.P. Benedetto, ogni comunità aprirà l’anno sette volte centenario dell’arrivo del nostro Fondatore e amici a Monte Oliveto. Dovrà essere un anno giubilare di forte spessore spirituale, durante il quale saremo chiamati a coniugare memoria-identità-progettualità, con rinnovata freschezza e mirata operatività. Sono certo che questo evento lascerà un formidabile supplemento di adesione convinta e convincente per la vita monastica insieme all’augurio che tutti i nostri monasteri siano benedetti “merito et numero”.

L’angelo della notte di Natale ci annuncia «una grande gioia» (Lc 2,10), purché abbiamo a portata di mano l’ossigeno della fede, l’olio dell’amore fraterno e la scintilla della speranza. Che questa fiamma riaccesa a Natale non si spenga mai più: nel nostro cuore, nella nostra comunità monastica, nella nostra Congregazione.

Siete tutti e sempre presenti nel mio pensiero e nella mia preghiera.

Nella gioia della comunione,

+ Diego M. Rosa osb oliv.

Abate Generale

 

Comunicazioni:

1. Con il 31 gennaio 2013 avrà termine la presenza della nostra Congregazione nel monastero di S. Stefano di Bologna.

2. Il Definitorio, il 19 novembre 2012, ha preso la decisione di chiudere il monastero di Waialua nelle Hawaii e quello di San Luis Obispo in California. In data 21 marzo 2013, Festa del Transito del N.S.P. Benedetto, la nostra Congregazione cesserà di essere canonicamente presente in quei due monasteri.

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