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Epistolæ – 2013

PAX

Pasqua 2013

Carissimi confratelli e consorelle,

manca un corpo alla contabilità della morte! Dal sepolcro, l’Inchiodato è assente giustificato! Quella tomba vuota è il cuore della nostra fede. La Pasqua che stiamo aspettando «cum spiritalis desiderii gaudio» (RB 49,7) consegna il nostro pianeta di tombe ad una storia nuova e senza il the end che chiude i films. Il rantolo finale del morente è in realtà il grido di un parto nell’eternità. Pasqua ‑ con la sua più incredibile tra le news di tutti i tempi ‑ è il giorno più grande, ma anche il più lungo e il più felice di tutti i giorni dell’anno. Pasqua è il giorno più grande perché registra la più potente esplosione di vita che si possa immaginare. Pasqua è il giorno più lungo del calendario, perché abbraccia tutti i secoli dei secoli e non ammette archiviazioni di sorta. Pasqua è il giorno più felice perché è una festa senza fine e ci avvicina al “sabato senza tramonto”. Essa trasmette fermenti di nuovi inizi ad ognuno di noi e ad ognuna delle nostre comunità monastiche, «scuole del servizio divino» (RB Pr. 45) dove noi siamo scolari ad vitam…

La presente Lettera circolare pasquale precede di poche settimane l’indizione ‑ il 19 maggio 2013, Solennità della Pentecoste ‑ del Capitolo Generale Straordinario che avrà luogo nel nostro Archicenobio dal 25 al 31 agosto 2013, nell’orizzonte dell’anno celebrativo dell’arrivo di S. Bernardo Tolomei a Monte Oliveto. Come tutti sappiamo, si tratterà di esaminare, discutere e votare alcune proposte di cambiamento delle nostre Costituzioni. Sarà una specie di “cantiere” operativo dove, tra memoria-presente-futuro, ci ritroveremo a riflettere fraternamente su alcuni aspetti particolari dell’identità della nostra Congregazione. Saremo chiamati a collaborare con lo Spirito all’inedito sempre sorprendente con cui ci viene incontro. All’insegna della comunione che si alimenta delle diversità e le armonizza, in un confronto sereno e costruttivo. Saremo invitati a fare alcune “pasque” cioè a compiere alcuni “passaggi” non solo a livello di norme costituzionali ma nella direzione di orizzonti forse diversi. Auguriamoci che il soffio vitale del Risorto circoli tra i monaci capitolari portando i pollini di una nuova primavera per la nostra Congregazione. Egli ci veicoli una rinnovata passione per la vita monastica e un impegno fecondo e creativo per le nostre rispettive comunità, per tutta la Congregazione. La tomba è vuota e i vangeli “raccontano” (Mt 28, 1-7) il giardino del più grande “evaso” della storia. Anche il nostro Capitolo Generale potrà “raccontare” quel giardino se nell’Aula Capitolare filtrerà il vento leggero della Risurrezione che è un vento che lascia sempre delle sorprese… Ci attende una lectio paschalis lunga sette giorni!

La liturgia, in un’antica sequenza (Victimae paschali laudes), canta curiosa: «Raccontaci Maria: che hai visto sulla via?»E lei, dando voce alla nostra nostalgia della Vita che risorge: «La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo Risorto. Cristo mia speranza è risorto e vi precede in Galilea».La strada per andare in Galilea è lunga solo per chi non va in fondo ai propri sogni. Il Capitolo Generale che ci attende è uno di essi …

BUONA PASQUA! : Cristo è DAVVERO risorto!

+ Diego M. Rosa osb oliv.

Abate Generale

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Archicenobio di Monte Oliveto Maggiore

Domenica 9 Giugno 2013

 

LA GRAZIA DELLE ORIGINI

«Nell’anno milletrecentotredicesimo dalla nascita del Verbo incarnato, quegli uomini santi amati da Dio vennero nel luogo suddetto […]»

«Anno itaque, ab incarnati Verbi nativitate, millesimo trecentesimo tertio decimo, prefati a Deo dilecti viri ad praedictum locum venerunt […]»

(Antonio da Barga, Chronicon Montis Oliveti, 3)


 

Carissimi Confratelli e Consorelle,

nell’imminenza dell’anno celebrativo ‑ 1313-2013 ‑ dell’arrivo dei nostri Fondatori a Monte Oliveto e che, come ho già anticipato nella mia lettera pasquale, avrà inizio l’11 luglio 2013 con la Solennità di S. Benedetto e si concluderà il 19 agosto 2014, Solennità di S. Bernardo Tolomei, mi è sembrato opportuno farvi giungere il presente messaggio. La Commissione creata ad hoc dal Capitolo Generale 2010 si incaricherà di circostanziare tempestivamente a tutte le comunità le programmate iniziative-eventi-celebrazioni.

 

Anno 1313!

Storia di un inizio e inizio di una storia…

La sopra riportata espressione, tratta dal Chronicon Montis Oliveti (1313-1450),dall’andatura solenne e precisa, accompagnata da un ritmo quasi liturgico, scolpisce l’incipit della vita monastica, inizialmente in dimensione eremitica, del nostro Fondatore e dei suoi primi compagni, Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini. È una limpida icona che snoda la loro vita ricalcando per certi aspetti lo stesso itinerario compiuto da tanti altri santi monaci, a cominciare dal N. S. P. Benedetto, stando ai Dialoghi di Gregorio Magno. Quei passi da esodo dei nostri Fondatori sono fermenti pasquali…

La solitaria e selvaggia collina di Accona diventa il fondale scenografico che sponsorizza la loro scelta, guidata da quell’impareggiabile e insostituibile regista che è lo Spirito Santo. Lo vogliamo invocare anche noi lo Spirito Santo che ha condotto S. Bernardo nella solitudine, ma non come jolly capace di cambiare miracolosamente le carte in tavola, piuttosto come maestro di direzione per una feconda riqualificazione chiaramente e decisamente monastica, secondo la Regola di S. Benedetto, delle nostre comunità.

 

Anno 2013!

Bere l’acqua fa pensare alla sorgente…

Mi sembra che non dovremmo limitarci ad uno sguardo retrospettivo, ma che sia importante andare al di là della memoria. Questo anno giubilare dovrebbe anzitutto costituire una provvidenziale circostanza per rinvigorire la nostra vita monastica, perché ci provoca a confrontarci con quella che chiamerei “la grazia delle origini.” Un anno-source! Un ritorno cioè alle nostre radici per cogliervi quel supplemento di radicalità che forse, in diverse forme, sembra latitare in alcune nostre comunità. Queste comunità possono trovarvi uno scatto, cioè una spinta vigorosa per recuperare quello che è il loro vero ruolo nella chiesa locale. Un vero salto di qualità nell’acquisizione di una più forte e precisa fisionomia monastica, che non si stemperi nell’insignificanza. Come monaci, nei cambiamenti dell’era digitale, sarà il nostro clic più bello!

Per tutti i nostri monasteri dovrebbe comunque costituire un’occasione per rivisitare la propria identità, assumendo in pienezza certi valori monastici, non negoziabili, che forse sono in parte disattesi o opacizzati. Lasciamoci provocare, interrogare e inquietare (!) dalle scelte autenticamente monastiche dei nostri Fondatori. Mettiamoci alla loro scuola per ridare accenti di profezia ai nostri monasteri!

Per evitare il rischio che il ricordo di questi settecento anni di storia scivoli via senza lasciare una traccia significativa, mi permetto di invitare ogni comunità, nei tempi e modi ritenuti più opportuni, ad iniziare con sereno discernimento una costruttiva autocritica, per arrivare a quel magis che forse, da troppo tempo, attende…

L’evento principale e più significativo del nostro anno giubilare sarà certamente il prossimo Capitolo Generale Straordinario che sarà chiamato, nel reciproco ascolto e nel costruttivo confronto, a dare risposte decisionali ad argomenti importanti e delicati per la vita e per certe strutture della Congregazione. Sono certo che è nel’auspicio di tutti che, almeno sostanzialmente, i monaci capitolari replichino l’unanimiter e il concorditer che ha caratterizzato la prima generazione olivetana.

«Ciò che rende bello un deserto è che nasconde un pozzo da qualche parte» (Antoine de Saint-Exupery). Nel deserto di Accona c’era (e c’è!) il pozzo di un carisma che ha attraversato i secoli sul filo di una storia con luci ed ombre, per approdare ai nostri giorni con la ricchezza di un sano pluralismo e con i colori dell’internazionalità e dell’interculturalità. Un carisma da accogliere e vivere con fedeltà ed ermeneutica!

In una comunione sempre più forte,

+ Diego M. Rosa osb oliv.

Abate Generale

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PAX

Natale 2013

«Factum est …» ‑ «Avvenne che …»(Lc 2,1-15)

Carissimi confratelli e consorelle,

«Avvenne che …».

I riflettori del mondo che cercano sempre i volti dei potenti e dei vip di ogni genere, si sono fermati stupiti su un bambino, entrato per la porta secondaria di una stalla e nato in una culla di emergenza alla periferia dell’impero romano. «Et habitavit […]» (Gv1,14). Per venire tra noi, riparte da zero: «[…] non ritenne un privilegio essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2,5-7). Non viene con i segni del potere ma con il potere dei segni: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12). Il sogno dei Profeti che attraversa tutto l’AT è finalmente diventato realtà. Finalmente è con noi! Dio è dei nostri e per sempre. La grande ruota della storia che aveva sempre girato dall’alto verso il basso ora gira al contrario. Cristo si innesta sulle nostre ferite personali e comunitarie e le riempie di luce. A Natale veniamo a sapere che la nostra vita è diventata la storia di Dio. Siamo stupiti dal mistero e sorpresi dalla gioia. Questo alimenta la nostra vocazione monastica ad essere presenze che gridando silenziosamente il primato di Dio, uomini che trattano il Signore da Signore e che si spendono nella sua adorazione. Nella gioia di una umile presenza nella Chiesa. Essere semplicemente là, come le stelle di cui parla il profeta Baruc: «Le stelle brillano nei loro posti di guardia; egli le ha chiamate ed hanno risposto: Eccoci! E hanno brillato di gioia per colui che le ha create» (Bar 3,34-35).

 

«Avvenne che …».

In nobis – ex nobis. Come bene ricordano i liturgisti, occorre passare dall’in nobis della liturgiaalle scelte dell’ex nobis,quelle che dipendono da noi … Non solo operando una serie di “nascite” personali (“dall’alto”, vedi Nicodemo) e adottanto «gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil 2,5) ma anche “nascite” (o rinascite!) come famiglie monastiche, con un impegno in più direzioni per rendere ancor più nitida e viva la nostra identità benedettina. Non sarà forse opportuno, se non necessario, che ogni comunità, cogliendo il dinamismo energetico del Natale, disegni una propria road map rivitalizzante? Non dobbiamo lasciarci paralizzare da alcuni problemi (ad esempio quello vocazionale o quello economico) ma, con l’aiuto dello Spirito, trasformiamo i problemi in progetti … In questo modo, “di inizio in inizio” (S. Gregorio di Nissa), la luce del Natale colorerà anche l’anno celebrativo della presenza dei nostri Fondatori nel luogo dove ora sorge Monte Oliveto, trasformando l’evento sette volte centenario che siamo vivendo in un salutare giubileo di riflessione e di operatività. Si tramanda nei Fioretti che S. Francesco abbia un giorno detto: «Cominciate con il fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile». Dio riparte da Betlemme, anche noi tutti ripartiamo da lì! Il Dio-bambino ci suggerisce che il passato è storia, il presente invece è opportunità. E il futuro? Il futuro è … da “frequentare” già da adesso!

In questo cammino vogliamo farci il dono reciproco della preghiera affinché le Sante Festività siano colme di pace e di gioia, le due parole che lampeggiano nel piccolo vocabolario del Natale. Che in quei giorni si impasti un lievito di speranza per tutto il 2014! Auguro che la stella di Betlemme possa apparire nel cielo di tutte le nostre comunità: Buon Natale!

Nella gioia della comunione,

+ Diego M. Rosa osb oliv.

Abate Generale

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