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Epistolæ – 2015

Pasqua 2015

In un monastero, ogni giorno dovrebbe cominciare come il mattino di Pasqua …

«La Risurrezione di Cristo produce in ogni luogo i germi di un mondo nuovo; e anche se vengono tagliati, ritornano a spuntare, perché la Risurrezione del Signore ha già penetrato la trama nascosta di questa storia. Non rimaniamo al margine di questo cammino della speranza viva!» (EG 278).

Sì, davvero, carissimi confratelli e consorelle: le nostre comunità monastiche accolgano con impegno operativo queste parole di Papa Francesco! Speranza … questa parola sembra lampeggiare nel citato passaggio dell’Esortazione Apostolica. Anzi: «speranza viva»(1Pt 1,3), da declinare personalmente e comunitariamente nel quotidiano monastico hic et nuncSpes è anche una delle tre parole (con Evangelium e Prophetia) del lemma che correda graficamente il logo dell’Anno della Vita Consacrata. Questa speranza venga a prosciugare i ristagni del pessimismo e della rassegnazione che sembrano albergare ancora, più o meno vistosamente, in alcuni nostri monasteri. Le loro situazioni di precarietà, come l’assenza o la diminuzione delle vocazioni, l’età media sempre più alta, i problemi economici non devono fare abbassare le braccia ma alzarle per abbracciare l’orizzonte della speranza. E farlo proprio e soprattutto quando è «ancora buio» (Gv 20,1) … imitando la corsa al sepolcro di Pietro (cf. Gv 20,3), morso dal tradimento e di Giovanni, appannato dalla delusione: la corsa della speranza … Vedere la speranza anche se tutto dice che non c’è … allora è Pasqua! Perché Pasqua è anche credere in un Dio sempre capace di stupirci con le sue sorprese di vita nuova. Pasqua ci abilita non solo a pensare “al futuro” ma anche a pensare “il futuro” dei nostri monasteri … Ritorna la questione “seria” posta dal gesuita argentino diventato Papa Francesco alle monache camaldolesi di Roma (e a tutte le comunità monastiche): “Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?”.

Svegliate il mondo! (Papa Francesco) … Ma, seriamente, come possono farlo alcune comunità sonnacchiose, cioè pervase da un certo torpore esistenziale e da un persistente disincanto che le opacizza e le rende stantie, preferendo uno statu quo che le impaglia ed ingessa ed alla fine ‑ Dio non voglia! ‑ rischia di trasformarle in un coro a più voci di un Requiem … su se stesse? Ma, grazie a Dio, sono più numerose le nostre comunità che, con passaggi genuinamente pasquali, si muovono da un qui-e-adesso verso un next step e, per usare un termine da nativi digitali (tra essi ci sono ormai diversi nostri postulanti e novizi!), si “riformattano” compiendo scelte di una coraggiosa revisione di vita monastica che le qualifica e le inserisce legittimamente nello splendido assemblaggiodi assortiti carismi presenti nella loro chiesa locale.

La nostra vita in monastero si svolge tra esodi e pasque. Nei discorsi del Santo Padre ricorre spesso il verbo “uscire”. In fondo la conversio morum benedettina che altro è se non un continuo “uscire” da se stessi, un ininterrotto esodo dal timbro pasquale di momenti di sofferenza ma ancor più di gioia, per andare incontro a Cristo in ogni aspetto della vita comunitaria? “Uscire” da comode e non sempre giustificate posizioni per finalmente iniziare una pratica generosa della Regola sia pure con la discrezionalità che la accompagna … Una comunità monastica, sempre e soltanto, dovrebbe servire ad una tavola in cui il Signore “fa la Pasqua con i suoi discepoli” (cf. Mc 14,14). È il servizio umile e nascosto di noi monaci, il servizio “ovvio” dei servi inutili, ma questa è la prima “pastorale” di un monastero, la sua specifica fonte di evangelizzazione per tutte “le periferie” …

Ogni comunità intuisca con fiducioso e sereno realismo dove la Pasqua gli chiede di guardare …

Vorrei che fosse Maria in persona a darvi l’augurio di Buona Pasqua (“buona” se santa!), vorrei che fosse lei ad entrare nei nostri monasteri e spalancasse le finestre per farvi entrare quell’incredibile primavera spirituale che è la risurrezione di Gesù!

Il Risorto vi dia pace: è la sua prima parola, è il mio augurio!

In comunione con tutti/e voi,

+ Diego M. Rosa osb

Abate Generale

 

Comunicazione:

Con gioia comunico che la Segreteria di Stato della S. Sede ha nominato il nostro confratello d. Roberto M. Nardin membro ordinario della Pontificia Academia Theologica.

Comunicazioni del Cancelliere:

  1. Ci sono delle Comunità che non hanno ancora pagato le tasse a S. Anselmo (Confederazione) e alla Congregazione: sono vivamente pregate di provvedere al più presto.
  2. La Comunità dell’Abbazia di S. Maria del Pilastrello di Lendinara, in data 13 marzo 2015, ha eletto come p. Abate “ad tempus non determinatum” d. Cristopher M. Zielinski. L’abate Generale ha confermato l’elezione lo stesso giorno.
  3. La Comunità dell’Abbazia di S. Nicola di Rodengo, in data 13 marzo 2015, ha postulato come p. Priore Conventuale d. Benedetto M. Toglia. Dopo la dispensa data dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita apostolica in data 26 marzo 2015, l’Abate Generale ha confermato l’elezione il giorno 27 marzo.
  4. Da quest’anno le Familiarum Tabulæ saranno pubblicate solo in formato digitale e scaricabili dal sito della Cancelleria (www.monteolivetomaggiore.it/_cancellariae). Sono già disponibili quelle dell’anno 2015. Gli Acta Cuariæ Generalis, invece, continueranno ad essere pubblicati nel duplice formato, cartaceo (spedito per posta) e digitale (on line, in cui sono disponibili le annate 2003-2014). I formati digitali delle Familiarum Tabulæ e degli Acta Cuariæ Generalis saranno inviati anche per mails.

 

 

 

Natale 2015

Natale: accarezzati dalla misericordia…

 

Carissimi confratelli e consorelle,

«Dio perdona non con un decreto, ma con una carezza» (Papa Francesco). Se nella notte di Natale vorremo cantare in verità il Gloria in excelsis facendo così la concorrenza agli Angeli (!), mi sembra necessario che percorriamo il doppio binario della tenerezza e della misericordia. Quest’ultima, come è a tutti noto, è il fortissimo tema generatore del Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco, dove lo yobel (da cui giubileo) cioèil suono del corno d’ariete usato nell’antico Israele, risuonerà con nuova freschezza.

Ce ne saremo accorti. Tra le prime voci in graduatoria nel linguaggio papale ci sono senz’altro: misericordia e tenerezza. Ecco il lampo di due citazioni: “L’architrave della vita della Chiesa è la misericordia” e: “Non abbiate paura della tenerezza”. Due messaggi che dovremmo sgranare in continuazione sul touch-screen della nostra coscienza. Misericordia e tenerezza sono due parole interscambiabili, al punto che nella nuova traduzione dei Salmi, là dove prima si leggeva “misericordia” oggi si legge “tenerezza” (ad es. nel Salmo 103,11.13). Forse si potrebbe semplicemente dire che la tenerezza è il filo d’oro di cui è intessuta l’umile stoffa della misericordia. Ecco: il Natale è l’epifania della tenerezza di Dio ed è la trasparenza della sua misericordia. «Dio è amore» (Gv 4,8). E l’amore è tenerezza e misericordia. Dunque Dio è tenerezza e misericordia! Questo delicato “sillogismo” dice e ci dice tutto il senso del Natale! Ciascuno di noi è il terminal di questo amore perché è proprio vero che “Dio sa contare solo fino a uno” e tiene sempre spalancate le porte del suo cuore! Gesù che nasce è la rivelazione piena, il volto del Dio-Amore … Misericordiae vultus! Dopo la sua nascita, nessuno sulla terra è residente ma siamo tutti stranieri in attesa di un visto per l’eternità che, come ci ricorda Mt 25,31-46 (una pagina da brivido!), deve essere timbrato dalle opere di misericordia spirituale e corporale. Un duplice registro che suggerisce chiaramente che la carità è sia del corpo che dello spirito, unificando entrambi. Le due serie di opere, sintetizzate in due settenari  infatti non rimandano a due ambiti separati ma all’unità psico-somatica che è il corpo dell’uomo.

I monasteri dovrebbero fare parte della cosiddetta “geografia” della misericordia … una misericordia a più volti! Ad extra, mediante la pronta disponibilità ad offrire nelle proprie chiese il Sacramento della Riconciliazione ricordando che «Dio perdona tutto e perdona sempre»(Papa Francesco), parole che sembrano far eco all’incomparabile 74mo strumento delle buone opere «Non disperare mai della misericordia di Dio» (RB 4,74). Inoltre, con un servizio di ascolto e di compassione, con un’accoglienza generosa ed empatica verso coloro che sono feriti da svariate sofferenze (cf. MV 12). Un suggerimento: perché (ad es. in Quaresima) non operare comunitariamente una rilettura monastica di almeno le prime quattro delle sette opere di misericordia corporale e delle sette di misericordia spirituale? Declinate in una fresca e rinnovata attualità, ci permettono di radicare il Vangelo e la Regola nella quotidianità del nostro monastero.

«Rivestitevi di sentimenti di misericordia» (Col 3,12). La misericordia, quella che profuma di Vangelo, ci interpella anche ad intra, cioè in comunità. Essa spiazza il confratello che la riceve, fa saltare certi “muri” che magari sono lì da anni e spesso per futili motivi, risana le ferite dei nostri rapporti interpersonali, elimina ogni asprezza, indifferenza o freddezza emotiva verso chi vive a pochi centimetri di distanza. Anche in certi monasteri, purtroppo, ci sono alcune “periferie esistenziali”… In una comunità monastica, “misericordia” dovrebbe essere una parola-“valigia” cioè non un vocabolo ma un vocabolario generato dalla familiarità con la Parola di Dio e con il cap. IV della Regola: perdono dato ma anche accettato (… lasciamoci perdonare!), compassione verso fragilità congenite o acquisite nel tempo, pazienza nella convivenza quotidiana con confratelli problematici o con un carattere difficile, attenzione, assenza di rancore, di zelo amaro. Sforzo di spegnere nel giro massimo di 24 ore un eventuale attrito: «cum discordante … ante occasum» (RB 4,73). La misericordia è una virtù accompagnata sempre dalla mitezza e dalla povertà di spirito. Non può e non deve essere un optional ma una gioia anche se faticosa. Genera infatti vita nel tessuto comunitario così facile a lacerarsi e viene a consolidare il cammino comunionale di una famiglia monastica che non è composta da angeli ma da uomini deboli anche se impegnati in una instancabile conversio morum. Sì, misericordia, carezza di Dio!

Interpellati dalla misericordia (Lc 7,18-23), sorpresi dalla misericordia (Lc 7,36-50), cercati dalla misericordia (Lc 19,1-10)… convertiamoci alla misericordia! Guardiamo a Maria che la ha addirittura cantata nel Magnificat (Lc 1,50)!

A tutti e a tutte il mio fraterno abbraccio insieme a tantissimi auguri per il Santo Natale e per il Nuovo Anno 2016!

+ Diego M. Rosa osb oliv.

Abate Generale

 

Comunicazioni:

  1. Il Capitolo conventuale dell’Archicenobio di MOM ha accettato, come cella direttamente dipendente, la celebre abbazia di S. Antimo (Arcidiocesi di Siena-Colle-Vald’Elsa-Montalcino).
  2. Il giorno 13 novembre 2015, il Capitolo conventuale dell’Abbazia di S. Miniato al Monte in Firenze ha eletto il suo Abate, a tempo indeterminato, nella persona di D. Bernardo M. Gianni.
  3. La Dieta annuale del Definitorio avrà luogo all’Archicenobio di MOM, dal 12 al 15 gennaio 2015.
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