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Epistulæ – 2016

Pasqua 2016

PASQUA, COMUNQUE!

Carissimi confratelli e consorelle,

giorno dopo giorno, festa dopo festa, continua a scorrere il Giubileo straordinario della Misericordia, sul quale mi sono permesso di offrire qualche pista di riflessione nella mio messaggio di auguri per il Santo Natale 2015. Il tema della misericordia fa da grandangolo alla Solennità della Santa Pasqua cui ci siamo tutti preparati con una Quaresima vissuta raccogliendo le indicazioni che la Parola di Dio ci ha consegnato ogni giorno e quelle che S. Benedetto ci dona nel cap. 49 della Regola. La Misericordia (con la M maiuscola) è Dio stesso vinto dal suo amore per noi. Credere nella misericordia, sostanza del Vangelo, con tutto il suo ventaglio di percezioni santamente emotive ma ancorate alla solidità della rivelazione biblica, vuol dire essere in stato di conversione permanente.

Vivere il nostro quotidiano monastico “secundum misericordiam”!

La misericordia deve essere il filo più diffuso nel tessuto relazionale tra confratelli perché forse non basta essere abbracciati dalla misericordia di Dio occorre anche essere (sentirsi!) abbracciati dalla misericordia di coloro che vivono con noi. Inoltre, un monastero dovrebbe essere un luogo della misericordia per chiunque vi approdi, soprattutto per “la carne di Cristo” (papa Francesco) cioè coloro che sono segnati da povertà di diverso tipo: “Ne sentì compassione…”(Mt 9,35-38). Una misericordia “a più voci”, tante quanti sono i monaci della nostra comunità! In questo modo saremo monaci certo non perfetti, ma felici… la felicità del monaco ha diversi indirizzi e, tra essi, uno è quello della misericordia che dovrebbe farsi storia in modo particolare soprattutto nella diakonìadell’ospitalità (foresteria, chiesa, parlatori e altri spazi di incontro.) Ogni comunità si senta chiamata a dare un volto alla misericordia come riflesso della tenerezza di Dio.

Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui….”(Lc 24,5-6). L’annuncio pasquale raggiunge le donne mentre esse hanno il volto chino verso la terra: “… in terram”(Lc 24,5) per la paura. Quest’ultimo è un particolare che fa riflettere perché è spesso il punto prospettico che adottiamo quando guardiamo a certe nostre realtà comunitarie: situazioni di disagio e di sofferenza cui non si riesce a trovare una soluzione, scarsità se non addirittura (troppo) prolungata assenza di vocazioni, diminuita capacità delle comunità di formare seriamente i nuovi candidati, difficoltà a trovare monaci per servizi di responsabilità nel proprio monastero, sovraccarico di lavoro per alcuni, impoverimento della qualità delle celebrazioni liturgiche, difficoltà economiche, esagerata dipendenza da quello che potrebbe essere un paradiso virtuale (se usato bene) che è internet diventato però talvolta infernet!. E altro ancora… Sono situazioni preoccupanti ma non senza speranza di soluzione se ci lasciamo investire dall’energia pasquale che attiva tutta una serie di “e poi” al positivo! Non è un invito ad un ingenuo disimpegno ma alla necessità di affrontare problematiche e difficoltà non solo con logiche umane ma soprattutto con quelle del Risorto. Comincerà anche per noi ad albeggiare la luce della Pasqua…

Sappiamo che la Pasqua non è solo da celebrare, ma è soprattutto da vivere. E’ l’atto misericordioso più grande di Dio Padre, il quale ha offerto il suo unico Figlio sulla croce e il terzo giorno lo ha risuscitato dai morti per la nostra salvezza. Avvolti da questa misericordia, la Pasqua ci invita ad essere noi stessi missionari della misericordia.

La Pasqua racchiude anche l’esortazione a non rimanere rassegnati in una lettura delle cose dal basso all’alto ma ad alzare la testa e a spostare lo sguardo verso il sepolcro vuoto, non per restare imbambolati a guardarlo bensì per farne lo spazio di decollo verso il Risorto! Torna la Pasqua, per dirci di accogliere la gioia di un domani diverso, aperto da Dio sulle nostre realtà comunitarie ma non senza il nostro impegno in più direzioni.

Il mio augurio è che la luce della Pasqua ci illumini di gioia e ci riempia di fiducia, si proietti sulle nostre comunità e si allunghi sul prossimo Capitolo Generale affinché sia una esperienza di intensa comunione fraterna per il bene di tutta la nostra Congregazione!

In comunione,

Diego M. Rosa osb

Abate Generale


Natale 2016

MESSAGGIO DI AUGURI PER IL SANTO NATALE

2.0 INC2016…

Carissimi confratelli e consorelle,

da diverso tempo ormai il web ha cambiato il linguaggio (anche quello dei monaci!) e ci riempie di neologismi dai nomi piuttosto simpatici, per lo più di origine anglofona. Per cui ci capita di essere taggati, cliccati, linkati o whatsappati per scoprire in un attimo di aver ricevuto semplicemente un messaggino sul nostro cellulare. E c’è soprattutto lei, l’arcinotissima password, una combinazione di numeri e parole che ci consente l’accesso a qualsiasi realtà di tipo personale. Per accedere direttamente nel cuore del Santo Natale, propongo una password dalla felicissima combinazione: 2.0Inc2016. Una password facile da capire e da memorizzare ma che soprattutto dovrebbe essere ancor più facile interiorizzare.2.0, lo sappiamo tutti benissimo, vuol dire essere nel terzo millennio (che non a caso inizia per “2.0”), “Inc”, ovviamente sta per Incarnazione e l’anno 2016 indica la generazione del presente della quale siamo parte viva anche noi monaci, monache e suore della Congregazione di Monte Oliveto, perché con il suo Natale il Signore entra anche nella storia attuale dei nostri monasteri, dopo dodici mesi che hanno costituito l’adventulum, cioè quella venuta intermedia di cui ci parla S. Bernardo di Chiaravalle. Dodici mesi che hanno registrato eventi positivi come vestizioni e professioni ed eventi negativi come diverse forme di fragilità delle nostre rispettive comunità. A livello di Congregazione non possiamo dimenticare la nascita di un nuovo monastero a Paju in Korea e, in modo speciale, il Capitolo Generale 19-29 settembre che, a parere unanime, si è svolto in modo costruttivo e senza particolari tensioni.

“La luce splende nelle tenebre”(Gv Pr5). Auguriamoci che splenda e metta in fuga anche certe tenebre esistenziali personali che forse ci accompagnano da troppo tempo e che venga rischiarare alcune situazioni comunitarie che non sono in linea con la Regola e con le Costituzioni, adottando le misure necessarie per risolverle positivamente.

Rivestiamo ogni giorno con la bellezza del Natale perché con la nascita del Salvatore che entra nella storia “la vita rotola melodiosamente dalla mano di Dio” (E. Hillesum). Egli entra nel mondo “per noi, da noi, fra noi” (Isacco della Stella, Serm. 45) non come un inafferrabile personaggio virtuale ma come un bambino, imboccando le vie di tutte le periferie (ci sono delle “periferie” nelle nostre comunità?…). Sì, “conforto del mondo: vieni!” (Novalis). Cerchiamo di intercettare la sua presenza nella cronaca di ogni giornata in monastero e allora, al contrario di quanto Antoine de St Exupery fa dire al “piccolo principe”, potremmo affermare che…l’Essenziale è visibile agli occhi!

Sul cartello stradale che indica Betlemme, idealmente si dovrebbe scrivere: città gemellata con il monastero di Monte Oliveto, di Ribeirão Preto, di Maylis, di Boca del Monte, di Abu-Gosh, di S. Miniato, di Goseong, di Rostrevor, di Pecos….e con tutti gli altri monasteri olivetani! questo è il mio speciale augurio per le nostre comunità!

Vi aspetto tutti davanti al presepio…

Monte Oliveto, 13 dicembre 2016

+ Diego M. Rosa osb

Abate Generale

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